In questa guida vediamo cos’è il garante del contribuente, come funziona dopo la riforma del 2024 e quando ha senso rivolgersi a lui in caso di comportamenti scorretti da parte del Fisco.
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Chi ha subito una verifica fiscale condotta con modalità sproporzionate, richieste documentali eccessive o tempi di permanenza dei verificatori superiori a quanto previsto dalla legge, dispone di uno strumento di tutela spesso poco conosciuto: il Garante del contribuente. Si tratta di una figura recentemente riformata dal legislatore, ed è quindi importante capire con precisione come funziona oggi, quali sono i suoi poteri reali e in che modo può essere utile nella pratica.
Un istituto in fase di riforma: dal Garante regionale al Garante nazionale
Fino a pochi anni fa, il Garante del contribuente era disciplinato dall’articolo 13 della Legge 27 luglio 2000, n. 212 (il cosiddetto “Statuto dei diritti del contribuente”) e si articolava in organi collegiali con competenza regionale o provinciale, uno per ogni Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate.
Con la delega per la riforma fiscale (Legge 9 agosto 2023, n. 111) e il successivo decreto attuativo (D.Lgs. 30 dicembre 2023, n. 219, in vigore dal 18 gennaio 2024), il legislatore ha riscritto l’articolo 13 dello Statuto, sostituendo il sistema dei Garanti regionali con un unico Garante nazionale del contribuente: un organo monocratico con sede a Roma, che opera in piena autonomia rispetto all’Agenzia delle Entrate, all’Agenzia delle Entrate-Riscossione e alla Guardia di Finanza.
Il nuovo Garante viene scelto e nominato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, per un mandato di quattro anni rinnovabile una sola volta, tra magistrati, professori universitari di materie giuridiche ed economiche, notai (anche a riposo), oppure avvocati, dottori commercialisti e ragionieri collegiati in pensione, designati dai rispettivi ordini professionali nazionali.
Lo stato attuale: una fase transitoria ancora in corso
È importante essere precisi: la norma prevede che la soppressione dei Garanti regionali diventi effettiva solo con l’entrata in vigore di un apposito regolamento attuativo che ne disciplini il passaggio. Alla data di redazione di questo articolo, tale regolamento non risulta ancora emanato e il nuovo Garante nazionale non risulta ancora formalmente nominato. Di conseguenza, i Garanti regionali continuano a operare secondo le regole previgenti, ed è a loro che il contribuente deve tuttora rivolgersi per presentare una segnalazione. Considerata la fase di transizione, consigliamo sempre di verificare, al momento della necessità concreta, l’interlocutore effettivamente competente presso la Direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate di riferimento.
Quando ha senso rivolgersi al Garante
Il Garante interviene su segnalazioni che lamentano disfunzioni, irregolarità o comportamenti scorretti degli uffici finanziari nei confronti del contribuente. Nella pratica professionale, i casi più frequenti riguardano:
- Comportamenti scorretti o sproporzionati dei verificatori durante accessi, ispezioni o verifiche presso la sede del contribuente;
- Mancato rispetto dei termini massimi di permanenza previsti dall’articolo 12 dello Statuto (di regola 30 giorni lavorativi, prorogabili di ulteriori 30 nei casi di particolare complessità, ridotti a 15 giorni nel trimestre per i soggetti in contabilità semplificata e i lavoratori autonomi);
- Richieste documentali reiterate, eccessive o non pertinenti rispetto all’oggetto della verifica;
- Mancata informazione al contribuente sulle ragioni e sull’oggetto del controllo, o mancato rispetto del diritto al contraddittorio, oggi generalizzato dal nuovo articolo 6-bis dello Statuto;
- Ritardi ingiustificati nell’erogazione di rimborsi spettanti;
- Disfunzioni organizzative degli uffici che si traducono in un pregiudizio concreto per il contribuente.
Come si presenta una segnalazione al Garante
La procedura è pensata per essere accessibile: la segnalazione può essere presentata in forma libera, da chiunque vi abbia interesse (non solo dal contribuente direttamente coinvolto), tramite PEC, raccomandata A/R oppure consegna diretta presso l’ufficio protocollo della Direzione regionale competente. Non sono previsti bolli, contributi o costi di segreteria: si tratta di uno strumento gratuito.
Per essere efficace, l’istanza dovrebbe contenere almeno: i dati anagrafici e il codice fiscale del segnalante, una ricostruzione chiara e cronologica dei fatti, l’indicazione dell’atto o del comportamento contestato, i riferimenti normativi ritenuti violati e la documentazione a supporto (verbali, comunicazioni, corrispondenza con l’ufficio). Non è obbligatorio farsi assistere da un professionista, ma un’istanza costruita con precisione tecnica e supportata da riferimenti normativi puntuali ha, nella pratica, maggiori probabilità di ottenere un riscontro utile.
Cosa può fare concretamente il Garante (e cosa non può fare)
Per un utilizzo consapevole dello strumento, è essenziale conoscerne sia le potenzialità sia i limiti reali.
Cosa può fare: richiedere chiarimenti e documenti agli uffici, che sono tenuti a fornire riscontro; rivolgere raccomandazioni ai direttori delle Agenzie fiscali; accedere agli uffici finanziari per verificarne la funzionalità e l’accessibilità al pubblico; richiamare gli uffici al rispetto delle norme dello Statuto e dei termini per i rimborsi; sollecitare l’attivazione dell’autotutela da parte dell’ufficio competente; segnalare casi di particolare rilevanza al Ministero, al Governo e al Parlamento attraverso relazioni periodiche.
Cosa non può fare: è importante essere chiari su questo aspetto, per un uso corretto e non fuorviante dello strumento. Il Garante non ha il potere di annullare direttamente un avviso di accertamento o una cartella di pagamento, né di sospendere i termini di impugnazione o di pagamento, né di adottare provvedimenti vincolanti nei confronti degli uffici. Non sostituisce il contraddittorio procedimentale né il ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria, che restano le sedi proprie per contestare nel merito la pretesa fiscale.
Perché, nonostante i limiti, può essere uno strumento utile
Pur senza poteri coercitivi, la segnalazione al Garante ha un valore pratico che non va sottovalutato. Da un lato, può indurre l’ufficio a rivedere con maggiore attenzione la propria condotta procedurale, contribuendo a correggere prassi non conformi allo Statuto. Dall’altro, crea un precedente documentale formale e tracciabile, utile a dimostrare, in un eventuale contenzioso successivo, che le irregolarità procedurali erano state segnalate tempestivamente e per le vie previste dall’ordinamento. In questo senso, rivolgersi al Garante è spesso un passaggio complementare, non alternativo, a una strategia difensiva più ampia.
Come può aiutarti lo Studio Savia
Lo Studio segue i clienti nella valutazione preliminare dell’opportunità di rivolgersi al Garante, nella raccolta e organizzazione della documentazione rilevante, nella redazione tecnica dell’istanza con puntuali riferimenti normativi e, quando necessario, nel coordinamento tra questa fase e l’eventuale successivo contenzioso tributario, per garantire coerenza tra le posizioni sostenute nelle diverse sedi.
Se hai subito una verifica fiscale che ritieni condotta in modo scorretto o sproporzionato, o stai affrontando ritardi ingiustificati da parte degli uffici, contattaci per una prima valutazione riservata della tua situazione e, se opportuno, per richiedere un preventivo personalizzato per l’assistenza.
Domande frequenti
Il Garante del contribuente può bloccare un accertamento fiscale?
No. Il Garante non ha il potere di sospendere né di annullare un atto di accertamento. Può segnalare irregolarità e sollecitare l’ufficio a intervenire in autotutela, ma la sospensione o l’annullamento dell’atto restano nella disponibilità dell’ufficio stesso o, in sede contenziosa, della Corte di Giustizia Tributaria.
A chi devo rivolgermi oggi, al Garante regionale o al Garante nazionale?
La riforma del 2023-2024 ha istituito il Garante nazionale del contribuente, ma la figura diventa pienamente operativa solo con l’entrata in vigore del relativo regolamento attuativo e con la nomina del titolare. Fino a quel momento, restano attivi i Garanti regionali presso le Direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate, a cui è tuttora possibile rivolgersi. Consigliamo di verificare lo stato aggiornato al momento della necessità.
Presentare un’istanza al Garante ha un costo?
No, la procedura è gratuita: non sono previsti bolli, contributi unificati o diritti di segreteria. È comunque possibile, e spesso opportuno, farsi assistere da un professionista per la redazione tecnica dell’istanza.
Rivolgersi al Garante impedisce di fare ricorso in seguito?
No, non è alternativo al ricorso. La segnalazione al Garante non sospende i termini di legge per l’impugnazione di un atto tributario: se sono in corso termini per proporre ricorso, è necessario rispettarli comunque, eventualmente presentando la segnalazione al Garante in parallelo.
Garante del contribuente: in sintesi
Il garante del contribuente può essere contattato gratuitamente da chiunque ritenga di aver subito un comportamento scorretto da parte di un ufficio fiscale, senza formalità particolari. Il nostro studio assiste i clienti anche nella predisposizione delle segnalazioni al garante del contribuente.
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